Tra estetica camp, una colonna sonora leggendaria e il fascino intramontabile degli anni ’80: riscopriamo il mito di Mongo.

Uscito nelle sale nel 1980 sotto la regia di Mike Hodges e accompagnato dall’indimenticabile colonna sonora dei Queen, Flash Gordon è molto più di un semplice film di fantascienza: è un’esplosione cromatica di estetica camp e avventura pura. Interpretato da un iconico Sam J. Jones nel ruolo del protagonista e da un leggendario Max von Sydow nei panni del crudele Imperatore Ming, il film è diventato un cult assoluto grazie al suo stile visivo che ricalca fedelmente le strisce dei fumetti originali, mescolando un’eroicità genuina a momenti di involontaria (o calcolatissima) comicità.
L’infido imperatore galattico Ming il Terribile localizza il pianeta Terra e decide di annientarlo per combattere la noia. Usando la sua tecnologia aliena, Ming scatena svariati disastri naturali e assedia la superficie del pianeta tempestandola di meteoriti. Una di queste meteore fa precipitare un aereo privato sul quale viaggiano “Flash” Gordon, giocatore dei New York Jets, e la giornalista Dale Arden. I due sopravvivono miracolosamente allo schianto e si ritrovano alla residenza del dottor Hans Zarkov, un ex-consulente della NASA, che sostiene che i disastri siano causati da una forza sconosciuta che sta spingendo la Luna verso la Terra.
Le clip selezionate rappresentano l’anima pulsante del film: quel mix unico di tensione drammatica e ingenuità eroica che rende Flash Gordon un personaggio così amato. Attraverso questi momenti, esploriamo la spietatezza di Ming, il coraggio fisico di Flash e le dinamiche di potere tra i vari regnanti di Mongo.
Flash Gordon: La morte del PRINCIPE THUN per mano di Ming | Sam J. Jones
In questa sequenza cruciale ci troviamo nel cuore del palazzo di Ming, dove la tensione tra i vari popoli sottomessi è palpabile. Il Principe Thun, leader degli Uomini Leone, cerca di opporsi alla tirannia dell’Imperatore con un atto di ribellione che mette in luce la fredda e implacabile crudeltà del villain interpretato da Max von Sydow. La scena mescola un senso di tragedia teatrale con l’estetica sfarzosa della corte imperiale, offrendo uno sguardo diretto sul pericolo che Flash dovrà affrontare. È un momento iconico perché stabilisce immediatamente quanto alta sia la posta in gioco: a Mongo, un passo falso davanti a Ming significa una fine rapida e spettacolare.
Guarda il video: La morte del PRINCIPE THUN per mano di Ming
Flash Gordon (1980): La prova della Bestia del Legno e IL RIFIUTO A MING | Timothy Dalton
Questa clip ci porta nel lussureggiante e pericoloso mondo di Arborea, dove Flash si scontra con l’orgoglio del Principe Barin, interpretato da un carismatico Timothy Dalton. La scena si concentra su un confronto di volontà, dove il nostro eroe dimostra che la sua forza non risiede solo nei muscoli, ma anche in un’integrità morale incrollabile, evidente quando si trova a dover rifiutare le tentazioni di Ming. La tensione è alta, tipica dei rituali di iniziazione dei film d’avventura classici, ma filtrata attraverso il gusto visivo unico di Hodges. Vedere Flash mantenere i propri principi di fronte a una morte quasi certa è ciò che definisce il suo eroismo “ingenuo” ma potente.
Guarda il video: La prova della Bestia del Legno e IL RIFIUTO A MING
Flash Gordon: Mette la mano… ma NON È COME SEMBRA | Sam J. Jones
Forse una delle scene più celebri e citate dell’intera pellicola, ambientata durante il pericoloso rituale di Arborea nel tronco cavo della Bestia del Legno. Qui Flash deve dimostrare il proprio coraggio infilando la mano in un tronco dove si nasconde una creatura velenosa, un momento che fonde suspense e un pizzico di orrore sci-fi. La genialità della scena risiede nel colpo di scena tattico: Flash utilizza il rituale per creare un diversivo, mostrando un’astuzia inaspettata che ribalta le sorti della situazione. È la sintesi perfetta del film: una prova mortale che si trasforma in un’occasione per un’azione acrobatica e ingegnosa, tipica dei grandi eroi dei fumetti.
Guarda il video: Mette la mano… ma NON È COME SEMBRA
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